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La lotta del Fronte dei Popoli contro il Progetto Integrale Morelos

Per decenni  viviamo intorno al vulcano Popocatépetl combattendo contro l'avidità e l'ambizione dei potenti.  Come contadini di queste terre abbiamo  resistito per generazioni l'aggressione continua verso le nostre forme di organizzazione, la nostra storia, la nostra cultura. E così come nel passato oggi ci troviamo a resistere e lottare ancora contro i megaprogetti promossi dal neoliberalismo e dal suo denaro, ma anche contro i governi che favoriscono i loro interessi.
Uno di questi megaprogetti è il Progetto Integrale Morelos (PIM), diretto dalla fine degli anni 90 dalla Commissione Federale di Elettricità (CFE).  Si vuole realizzare questo progetto negli stati di Puebla, Morelos e Tlaxcala e prevede una serie di fasi costruttive.  Queste le fasi previste:

  1. La costruzione di due centrali termoelettriche a ciclo combinato di 620 Mw ciascuna, che consumeranno acqua e gas naturali per produrre energia.  Alla impresa spagnola Abengoa è stata affidata la concessione per la costruzione di queste centrali nelle comunità di Huexca nello stato di Morelos.

  2. Un'altra fase del PIM consiste nella costruzione di un gasdotto di circa 160 km e con tubi di 76 cm di diametro che servirebbero per trasportare 9 miliardi di litri di gas naturale alle centrali termoelettriche, passando per le falde del vulcano Popocatépetl e attraversando 60 comunità contadine negli stati di Tlaxcala, Puebla e Morelos.  La costruzione del gasdotto è stata affidata alle imprese spagnole Elecnor e Anagas e all'impresa italiana Bonatti spa.

  3. La costruzione di una linea elettrica di 20 km fino alla sottostazione di Yautepec.

  4. Infine un acquedotto con tubi di 51 cm di diametro che trasporteranno giornalmente 50 milioni di litri d'acqua alle centrali termoelettriche passando dal territorio di Ayala a Huexca nello stato di Morelos per una lunghezza di 12 km. 

Il totale degli investimenti previsti per il governo e l'industria privata per il progetto oscilla intorno ai 1 miliardo e 600 milioni di dollari.

Lo sviluppo come esproprio

Per promuovere il progetto, i governi statali di Puebla - governatore Rafael Moreno Valle del PAN, di Morelos - governatore Graco Ramirez del PRD, di Tlaxcala - governatore Mariano González del PRI, per mezzo di operatori e istituzioni (CFE, SEMARNAT**, deputati, senatori, presidenti municipali, eccetera), cercano di diffondere l'idea che accettando il progetto arriveranno progresso e sviluppo, che solo vendendo la terra si potrà mangiare di più, avere più strade e scuole, più luce nelle strade e più progetti e programmi di aiuto alla produzione.

La CFE offre un "affitto" che va dai 25 ai 30 anni, pagando 300 pesos (circa 15 € NdT) al metro quadrato. L'affitto riguarda l'uso di una striscia di terreno ampia 10 metri lungo tutto il percorso di dove passerebbero i tubi.   Quello che non dice la CFE è che nella realtà si tratta di un contratto di compravendita che oltre ai 10 metri, comprende altri 30 metri per la servitù di passaggio. Non solo. Non si potrà né seminare né costruire per altri 30 - 500 m. per ogni lato da dove passeranno i tubi.

Per la CFE la popolazione non conta nulla. Si presenta come una industria di sviluppo e progresso ma noi sappiamo che questo tipo di progresso e sviluppo sono quelli che ci hanno sempre promesso giusto nel momento di portarci via la terra e la sicurezza per le nostre famiglie.   Lo sviluppo di cui parlano significa esproprio e sfruttamento del nostro lavoro e della nostra gente.


Organizzazione dal basso

A fronte di questa situazione le comunità hanno risposto con l'organizzazione e il lavoro. Mediante assemblee comunitarie dove si sono discussi i rischi e i problemi che il progetto avrebbe provocato, il popolo si è pronunciato contro il PIM. Gli esempi delle comunità di Jantetelco, Amilcingo, Huexca, Nealtican, Calpan, Juan C. Bonilla, Atlixco, Texoloc, Teacalco, tra le altre, rendono conto di questa organizzazione.

Nonostante l'opposizione delle comunità, i governi statali dei tre partiti politici vogliono proseguire con il Megaprogetto

Sui muri il segno dell'opposizione al Megaprogetto PIM

Inoltre, attraverso la costruzione dei mezzi di comunicazione autonomi come le radio comunitarie, campagne di informazione e di coscientizzazione, attraverso l'arte, la cultura e la storia si è rafforzata la coscienza della gente sull'importanza della terra e l'unità del lavoro organizzato.
Ma quando il governo si accorge che le sue menzogne non sono più credute comincia a portare avanti una serie di azioni che hanno come obiettivo principale la disorganizzazione del lavoro collettivo. Comincia a comprare le coscienze, dividere la gente, perseguitare e incarcerare i nostri compagni.

Cooptazioni e incarcerazioni

Nel novembre del 2012, nella comunità di Jantetelco nello stato di Morelos, alla richiesta di centinaia di compagni per il rispetto della loro opinione e delle loro decisioni contro la costruzione delle centrali termoelettriche, il governo di Greco Ramirez rispose con la forza pubblica incarcerando i compagni Jaime Domínguez di 53 anni, Carmelo de la Torre di 57 anni, Fidel de 70 anni e il compagno Urbano di 58 anni.   Grazie al lavoro organizzato della comunità e la pressione della gente, i compagni guadagnarono la loro libertà nei giorni successivi.
L'anno dopo, il 19 settembre 2013, nella colonia Gabriel Tepepa nel municipio di Cuatla, mentre si aspettava l'incontro con i rappresentanti del governo statale e i promotori dell'acquedotto, il governo rispose ancora con la violenza.  Sul luogo arrivarono circa 50 poliziotti statali che aggredirono fisicamente i compagni che manifestavano. Il risultato di questa azione è stata, di nuovo, la detenzione del compagno Jaime Domínguez, una reclusione completamente infondata giuridicamente tanto che venne liberato nei giorni successivi.
Le aggressioni continuano.  Oggi il diritto di difendere la terra è diventato un delitto contro gli interessi del governo e del sistema neoliberale.  Nello stato di Puebla, il 6 aprile del 2014, il governo di Rafael Moreno Valle ha imprigionato la compagna del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra e dell'Acqua - Morelos - Puebla - Tlaxcala (FPDTA - MPT) Enedina Rosas  che svolgeva la funzione di commissario ejidale nella comunità di San Felipe, Xonacayucan, Atlixco, per il fatto di riportare la voce degli ejidatari contro la costruzione del gasdotto.
Il giorno dopo, il 7 aprile, mentre veniva presentata una denuncia, contro la reclusione illegale della compagna, alla Commissione dei Diritti Umani dello stato di Puebla, un gruppo di persone armate e senza alcuna identificazione, arrestavano il compagno Juan Carlos Flores, portavoce del Fronte dei Popoli portandolo nel carcere CERESO di Cholula.
Il giorno seguente nel municipio di San Martín, quattro persone arrestarono Abraham Cordero oppositore al Arco Poniente  e al gasdotto e anche presidente del Fronte Contadino degli ejidatari mentre viaggiava verso la città di Puebla con sua moglie.  Tutti vennero incarcerati in forma illegale  per essersi opposti alla costruzione del Progetto Integrale Morelos e senza tener conto che l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e Amnistia Internazionale, attraverso i suoi commissari, si fossero pronunciate per la revisione dei casi giuridici dei compagni.  La risposta del governo è stata quella di ignorare il problema e chiudere il dialogo.

Come se non bastasse, l'11 aprile 2014, un gruppo di paramilitari armati, mascherati da contadini, entrarono nell'abitazione del dr Ricardo Pérez Avilés, maestro e ricercatore della Facoltà di Sociologia della Benemerita Università Autonoma di Puebla e dell'Istituto di Scienze Sociali e Umane “Alfonso Vélez Pliego”.  I paramilitari minacciarono la famiglia facendo riferimento alla sua posizione di ricercatore attivo e critico nei confronti dei Megaprogetti.   Giorni dopo, alunni che lo affiancavano nella sua posizione di professore anticapitalista, venivano perseguitati e intimoriti fisicamente e telefonicamente.  A tutto questo bisogna aggiungere gli innumerevoli casi di persecuzioni e minacce di cui sono oggetto altri compagni, ignorati dai mezzi di informazione ma che sappiamo esistere ed essere continui.
Quello che noi osserviamo è che lo Stato non solo sta criminalizzando il diritto di difendere il territorio ma anche la ricerca accademica che viene dalle università vicine al popolo.  Davanti a ciò, le comunità, gli studenti e i professori continuano a lavorare in modo organizzato per la liberazione dei nostri compagni e per la difesa del nostro territorio. Continuiamo con fermezza nell'idea che la terra è il nostro patrimonio storico e il diritto universale di tutti coloro che abitano questo pianeta.
Sappiamo che questa aggressione sistematica risponde alle mancanze di tipo politico, sociale  e ambientali con cui i governi sostengono un progetto che fin dall'inizio risulta impraticabile.  Per questo ricorrono alla persecuzione e all'invasione militare e paramilitare del nostro popolo.
Esattamente come avvenne il 27 maggio nelle comunità di San Juan Amecac, Cohuecan, Acteopan y Amilcingo, dove la presenza di 6 blindati militari e 4 camionette della polizia statale e federale è servita per proteggere 15 macchine dell'impresa italiana Bonatti e dei suoi ingegneri.  In queste comunità non si è concesso nessun tipo di permesso per installare il gasdotto, perché è nota la sua pericolosità e il rischio che implica il PIM e così il governo impone la sua idea con la forza e l'intimidazione.
Questi fatti mostrano la follia di un governo che rifiuta il dialogo perché sa che nessun argomento sostiene il progetto.   Non interessa al governo che il gasdotto passi vicino alle falde del vulcano Popocatépetl e attraversi zone ad alto rischio vulcanico, né che l'acquedotto e le centrali termoelettriche consumino l'acqua di cui i nostri figli hanno bisogno e neppure che tutte queste terre contadine si trasformino in industrie di inquinamento e povertà e non gli interessa perché questi governi  non conoscono altra forma di relazionarsi con il mondo che non sia il denaro.
Ma noi diciamo a ELECNOR, ABENGOA, ANAGAS, BONATTI, ai cattivi governi e al sistema che li domina che si scontrano contro il popolo organizzato, che sappiamo che a loro ambizione è tanto grande quanto la paura che hanno di noi.  Che continueremo lavorando e lottando per il diritto alla liberta e alla terra.  Che abbiamo fiducia nel lavoro e la ribellione del popolo messicano perché sappiamo che insieme riusciremo a vincere l'avidità del denaro.
Diciamo ai cattivi governi che noi del Fronte per la Difesa della Terra e dell'Acqua di Morelos, Puebla e Tlaxcala non ci vendiamo, non ci arrendiamo, né torneremo indietro e che continueremo costruendo altre forme di organizzazione per difendere e conservare quello che per diritto ci appartiene e ci è dovuto, che la terra come principio fondamentale di  lavoro e libertà del nostro popolo è stata e sarà il motivo per il quale vale la pena lottare contro coloro che vogliono offenderla.

LIBERTÁ AI PRIGIONIERI POLITICI!
CESSI LA REPRESSIONE NELLE NOSTRE COMUNITÁ!
FUORI L'ESERCITO DALLA ZONA DEL PROGETTO INTEGRALE MORELOS!
NO AL GASDOTTO!
NO ALL'ACQUEDOTTO!
NO ALLA CENTRALE TERMOELETTRICA!


La traduzione del documento del FPDTA - MPT è a cura di Ya Basta Milano

**SEMARNAT (Segreteria  Medio Ambiente y Recursos Naturales)  è una agenzia  del governo centrale messicano con la quale si fanno passare i progetti per lo sfruttamento del territorio e delle risorse naturali messicano da parte di grandi imprese e multinazionali.

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