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26.01.08
STOP THAT TRAIN! Libertà di Movimento
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www.vitowar.it

STOP THAT TRAIN! Libertà di Movimento
Trenitalia: libertà di osteggiare
C'è chi i treni li intercetta per bloccare i rifornimenti di armi, e chi li ferma nelle stazioni per impedire il diritto a manifestare. Noi li bloccammo nel 2003 contro la guerra in Iraq, attraverso la pratica del Trainstopping: un'importante sentenza di assoluzione riconosce oggi il valore morale di quel gesto. Qualcun altro, invece, ha iniziato a bloccare i treni speciali nelle stazioni: si chiama Trenitalia S.p.A. Dal 9 giugno 2007 per il corteo contro Bush a Roma (quando Trenitalia perse milioni di euro-star per bloccare i manifestanti nelle stazioni, all'andata e al ritorno, ma non riuscì nell'intento) fino alla manifestazione europea contro le basi militari del 15 dicembre 2007 a Vicenza (quando richiese soldi per posti a sedere non esistenti, e chiuse al traffico un'intera stazione per non fare ripartire i manifestanti) Trenitalia si è distinta nell'osteggiare i movimenti, mostrandosi pronta, contro ogni logica aziendale, a sacrificare milioni e danneggiare i normali passeggeri pur di estorcere qualche migliaio di euro ai manifestanti.
L'ostruzionismo contro i movimenti sarebbe anche il meno. Il disastro delle ferrovie è molto più ampio ed evidente: le proteste dei pendolari e dei lavoratori parlano chiaro. Tagli al personale, sistemi di sicurezza inesistenti, treni che deragliano, il ritardo come filosofia aziendale, prezzi inaccessibili, strutture al collasso (dai cessi alle stazioni). Milioni di persone ogni giorno erodono il proprio reddito e perdono il proprio tempo di vita per pagare i servizi fatiscenti di un'azienda devastata. La stessa azienda che detiene il 100% della società TAV, pronta a un'altra grande opera che nessuno vuole (se non chi ci guadagnerà in appalti), e che trova l'opposizione di intere comunità come quella della Val di Susa. Un'opera che sottrarrebbe soldi pubblici destinabili alla manutenzione di treni regionali, ai lavoratori e alla riduzione delle tariffe. Ancora una volta, a un servizio democratico si preferisce la cattedrale nel deserto, all'accessibilità la speculazione.
Il diritto a manifestare e quello alla mobilità sono connessi. Ogni mobilitazione, specie se nazionale o europea, deve fare i conti con problemi logistici. I movimenti hanno spesso dato una risposta al problema della mobilità garantendo, a chi vuole esercitare il diritto a manifestare, un'alternativa aperta ed economica: il treno. Perché non tutti possono permettersi di sostenere certe spese. Non tutti hanno un partito, un sindacato o una congregazione pronta a rigirare soldi pubblici per pagare i viaggi delle proprie truppe. Così è per le categorie sociali senza rappresentanza politica: giovani e studenti, migranti, precari, cioè i settori più interessati dalla necessità di ottenere diritti sempre negati.
Con quale diritto Trenitalia chiede ai manifestanti cifre spropositate per mettere a disposizione carrozze di quart'ordine? Considerando che è controllata al 100% dalle Ferrovie dello Stato (di proprietà statale) non c'è che una risposta: qualcuno vuole ostacolare i movimenti senza mostrare la faccia, garantendo formalmente un diritto a manifestare che non ha intenzione di concedere. Chiunque sappia fare due più due, dunque, conosce i responsabili.
Le F.S. dipendono forse dal denaro che estorcono ai manifestanti? E allora come mai gli ex amministratori delegati hanno preso milioni di euro di liquidazione lasciando perdite miliardarie? E' evidente: dietro la finzione dell'interesse aziendale, c'è la volontà politica dell'attuale amministrazione, omogenea a quella di un governo di guerra.
Questo stato di cose deve finire. I soggetti di movimento non possono tollerare di venire osteggiati e sabotati da un'azienda pubblica, ed essere fatti passare come vandali o furbetti che non pagano. I pendolari sono stanchi di sopportare una vita da ostaggi della ferraglia su rotaia. Il treno dei nostri desideri va all'incontrario: verso i diritti sicuri subito e verso il diritto alla mobilità.
Ci sono treni che vanno fermati, come quelli che trasportano armi alle basi militari, e che bloccammo nella stagione del Trainstopping del 2003. Altri treni non si possono fermare: sono quelli che ci portano verso la difesa dei territori, come lo Strike War Express. Altri ancora, quelli che trasportano diritti, benché soffocati da vagoni di merci, vanno fermati: o si sale tutti, o non parte nessuno. Stop that train!, dunque. E quando si ripartirà, la filodiffusione manderà musica reggae.
Dalle 22.30 in CasaLoca: ROOTS REGGAE NIGHT
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Feat. RAS TEWELDE & MC BACO
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